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	<description>A proposito di web publishing e ...altro</description>
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		<title>Come creare una strategia sui social media per le imprese</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 21:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Egidio Murru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
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		<description><![CDATA[Formulare una corretta presenza sui social media per un&#8217;impresa non è una passeggiata; infatti bisogna pianificare al meglio ogni aspetto della strategia e rispondere a ben precise esigenze e domande. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Formulare una corretta presenza sui social media per un&#8217;impresa non è una passeggiata; infatti bisogna pianificare al meglio ogni aspetto della strategia e rispondere a ben precise esigenze e domande. Questo articolo esplora alcune di queste decisioni da affrontare per cercare quantomeno di non creare troppi danni.</p>
<p>Sino a poco tempo addietro le imprese erano della convinzione che il consumatore dovesse essere bombardato da messaggi provenienti dai giornali, dalla TV e jingles vari. I media a disposizione erano quelli &#8216;gerarchizzati&#8217; quali giornali, TV e radio, quindi l&#8217;interazione era minima, e sopratutto il messaggio era poco specifico; ho visto per anni spot tv su make-up vari, ma io non li adopero, soldi e tempo spesi per un target difficilmente controllabile.</p>
<p>Sui social media questa tecnica del &#8216;pescare nel mucchio&#8217; non funziona, infatti è l&#8217;utente finale che <strong>sceglie</strong> quale marchio seguire e in che modalità; la capacità dell&#8217;utente di scegliere un messaggio è molto più potente dello stesso messaggio creato. Inoltre i social media sono molto più competitivi tra loro di quanto in passato lo siano stati i media tradizionali; facciamo un esempio su una possibile campagna sociale creata da vari siti di e-commerce, tutti cercheranno di accaparrarsi uno stesso segmento e settore di utenti, questo aspetto prima dell&#8217;apparizione dei media sociali era molto meno presente.</p>
<p>I media tradizionali permettono a qualsiasi azienda una presenza pubblicitaria, pertanto chi si occupa della comunicazione di un&#8217;azienda vi farà una domanda del tipo:</p>
<blockquote><p>&#8220;Perché dovrei fare una pubblicità sui media sociali se sto già spendendo soldi per essere settimanalmente sul quotidiano?&#8221;</p></blockquote>
<p>Con tutta probabilità chi vi farà questa domanda non ha la minima idea di cosa sia esattamente una campagna di comunicazione sui media sociali, e crede di poterli gestire nello stesso trascurato modo con cui ha seguito cartelloni osceni e pubblicità cartacee a dir poco confuse, e vi ha contattato perché ha visto che un suo competitor esegue pubblicità sociali e pensa che sia una moda.</p>
<p><strong>Se non riuscirete a imporvi e a far capire che voi sapete il fatto vostro, avrete un sicuro insuccesso.</strong></p>
<p>Io utilizzo quest’approccio: spiego che a differenza di una campagna mediatica &#8216;tradizionale&#8217;, durante la quale si può modificare un cartellone sbagliato o un messaggio confuso senza che rimangano tracce persistenti nella storia umana, in una campagna che adopera i media sociali il possibile messaggio errato echeggerà nei tempi futuri, con possibili imbarazzanti risultati, magari creando problemi al marchio.</p>
<p>Quindi prima di iniziare è buona norma che analizziate insieme all&#8217;azienda obiettivi e motivazioni che richiedono una campagna sociale, altrimenti i risultati stenteranno ad arrivare.</p>
<h2>Quali sono i principali rischi?</h2>
<h4>Esterni (I clienti)</h4>
<p>Molto spesso capita che un&#8217;azienda esordisca con una campagna di marketing sociale, crei anche una certa curiosità e aspettativa, ma poi abbandoni il canale social e non dia la giusta attenzione al cliente. Con i media sociali gli utenti scelgono e spesso cercano un rapporto diretto, un&#8217;interazione, e anche un canale di sfogo. Può accadere che gli utenti diano libero sfogo a esperienze negative nei confronti del marchio, e se non si è pronti ad affrontare quest&#8217;aspetto, è meglio non scendere in campo. L&#8217;azienda dovrebbe essere preparata a gestire i feedback dei clienti e a risolvere eventuali domande e problemi, ricordate il servizio consumatori?</p>
<h4>Interni (I dipendenti)</h4>
<p>Un&#8217;altra minaccia a una buona campagna di marketing sociale risiede nel cuore della stessa azienda. I dipendenti potrebbero essere riluttanti a sostenere i social media, in quanto vedono spesso la cosa non in un ambito business, oppure potrebbero sottovalutarlo e considerare la campagna come un passatempo, e provocare danni alla loro produttività.</p>
<p>Il primo limite, la riluttanza, può essere facilmente superato affrontandolo con informazioni adeguate e approfondite sullo scopo della campagna sociale, mentre il secondo problema, la performance, può aprire scenari peggiori, se non adeguatamente controllati.</p>
<p>Alcune aziende potrebbero selezionare solo alcuni utenti all&#8217;utilizzo dei social media, creando così una spaccatura all&#8217;interno dell&#8217;azienda, tra coloro i quali possono &#8216;buttare il tempo su Facebook&#8217; e &#8216;chi deve lavorare&#8217;. Questo problema si può evitare costruendo un rapporto di fiducia; infatti una società ha bisogno di fidarsi dei propri dipendenti, evitando che alcuni affossino il marchio, questo lo si ottiene creando il concetto di obiettivo comune e sensibilizzando tutto lo staff in quest&#8217;ottica.</p>
<h4>Sostegno interno</h4>
<p>Come abbiamo visto il cliente può presentare tramite i social media domande e richieste sul marchio, queste possono spaziare sua argomenti diversi. La persona addetta alla gestione della comunità ( in genere definito &#8216;community manager&#8217;) deve essere ben collegato con ogni altro reparto dell&#8217;azienda. Il sostegno qui deve essere molto ampio, in quanto deve esserci una continua interazione tra la gestione della comunità online e i responsabili dei settori interpellati, così da poter estrarre informazioni sempre esatte e coinvolgere al meglio i clienti. La catena di comunicazione deve essere veloce ed efficiente.</p>
<h2>Quanto esporsi?</h2>
<p>Le aziende devono essere certe dall&#8217;inizio su cosa devono comunicare sui social media e cosa invece è buona norma filtrare; infatti si potrebbe pubblicare e rendere noto ad un concorrente una particolare news o caratteristica di un nostro prodotto, permettendo così al competitor di guadagnare un vantaggio a nostro discapito.</p>
<p>Inoltre se dovesse capitare di avere qualche richiesta troppo specifica, giocate d&#8217;astuzia e invettiva, spingendo il possibile cliente a visitare il vostro punto vendita piuttosto che il sito web; se si dovesse trattare di un vero cliente, probabilmente concluderete un affare, altrimenti &#8216;rimbalzerete&#8217; con stile una possibile spia.</p>
<h2>Affidarsi a società esterne o avere un team interno?</h2>
<p>Questa è una domanda cruciale per moltissime aziende. Analizziamo la possibilità di esternalizzare la gestione dei canali sociali ad aziende e professionisti del settore; sicuramente le comunicazioni avranno una presentazione e aspetto migliore, ma all’origine si deve creare una solida catena comunicativa tra l&#8217;azienda e chi gestisce la comunicazione, altrimenti si perde tempo e denaro per entrambi.</p>
<p>Scegliendo un team tutto interno all&#8217;azienda si può avere un controllo veloce sui contenuti e la catena comunicativa è sicuramente più breve, ma si potrebbe verificare il problema di dedicare personale dell&#8217;azienda solo a questo progetto. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di utilizzare i responsabili di alcuni settori come gestori della comunicazione aziendale sui social; dovrebbero impiegare una minima parte del loro tempo per questo scopo, e inoltre potrebbero evidenziare il messaggio che &#8216;ci mettono la faccia&#8217; direttamente.</p>
<h2>Su quali social media bisogna essere presenti?</h2>
<p>Esistono numerosi media sociali, quindi la scelta non è semplice, ma in linea di massima bisogna seguire alcuni punti cardine:</p>
<ul>
<li><strong>Target di riferimento</strong>: non amo troppo il termine target, preferisco ampliare un po&#8217; la visuale, ma comunque è molto importante decidere da subito a chi vi rivolgete; un utente di LinkedIn è molto diverso da uno su Facebook, sopratutto per quanto riguarda impostazioni personali e risposta dei vostri messaggi.</li>
<li><strong>Formale o casual</strong>: io consiglio sempre un approccio casual sui social media, in quanto, come suggerisce lo stesso nome, si tratta di persone, pertanto è buona norma non essere troppo impostati nelle risposte e nella comunicazione.</li>
<li><strong>Uniformità del messaggio</strong>: è veramente importante che il messaggio comunicativo sia divulgato in maniera coerente su tutti i canali dei social media, di modo da evitare incomprensioni da parte del consumatore.</li>
</ul>
<h2>Come misurare l&#8217;efficacia?</h2>
<p>Successivamente la creazione della campagna sociale sarete sicuramente tallonati dall&#8217;azienda che vi chiederà i risultati di tutti questi sforzi; purtroppo nei social media la valutazione dei risultati non è così semplice come nell&#8217;ambito SEO. Non esiste un pagerank che possa darci dei valori assoluti; esiste però la possibilità di valutare il numero di fan/clienti acquisiti, il numero di volte in cui un materiale è stato suggerito e commentato, il numero d’interazioni.</p>
<p>Questi valori possono attenuare la sete di dati dei responsabili marketing di alcune aziende, tuttavia bisogna cercare di far comprendere alle aziende che l&#8217;obiettivo finale di una campagna sociale è quello di generare un rapporto di fiducia, un contatto con il cliente. I social media sono un potentissimo strumento per creare un rapporto bidirezionale con i clienti e influenzare positivamente questi ultimi con un marchio che è disposto a comunicare.</p>
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		<title>L&#8217;evoluzione dell&#8217;e-commerce: Zalando.it</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 09:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Egidio Murru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[e-commerce]]></category>
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		<category><![CDATA[zalando]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul web l’e-commerce riveste un ruolo determinante nel sistema economico, e la costante crescita dimostra una forte dinamicità anche in Italia; ne è prova la bella soluzione fornita da Zalando.it. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul web l’e-commerce riveste un ruolo determinante nel sistema economico, e la costante crescita dimostra una forte dinamicità anche in Italia; ne è prova la bella soluzione fornita da <a title="Zalando.it [Link esterno]" href="http://www.zalando.it/" target="_blank">Zalando.it</a>.</p>
<p>Ovviamente non è l&#8217;unico e-commerce presente sul web, ma la cosa che mi spinge a scrivere di Zalando.it sono sopratutto le interessanti tecniche di <strong>web marketing</strong> messe in piedi per far conoscere e apprezzare il sito, oltre che l&#8217;ampio catalogo di prodotti.</p>
<p>Zalando.it rappresenta un ottimo esempio d&#8217;integrazione tra i vari mezzi di comunicazione, portando l&#8217;utente dall&#8217;offline all&#8217;online con spot TV divertenti e mirati, e veicolando gli utenti già presenti sul web verso il sito.</p>
<p>Ma andiamo con ordine; Zalando nasce a Berlino nel 2008, come negozio on-line di abbigliamento e scarpe, e sbarca in Italia nel Marzo del 2011, forte di un catalogo prodotti sempre aggiornatissimo, comprensivo di 800 brand ed oltre 70.000 prodotti. Infatti l&#8217;e-commerce offre sempre un <strong>aggiornatissimo assortimento della stagione in corso</strong>, sia di capi che di calzature, inoltre, una cosa che personalmente adoro, permette l&#8217;acquisto di prodotti stranieri fino ad oggi difficilmente rintracciabili sul nostro territorio.</p>
<h3>Presenza sui social network</h3>
<p>Considerando il target di riferimento, Zalando.it utilizza la propria presenza sui social network in maniera fresca e intelligente:</p>
<p><a title="Zalando Facebook [Link esterno]" href="http://www.facebook.com/zalando.italy" target="_blank">Facebook</a>: la pagina è giustamente pensata per acquisire più fan possibili, e quest&#8217;ultimi hanno tutto l&#8217;interesse a seguire gli aggiornamenti della pagina in quanto regolarmente viene aggiornata con prodotti, promozioni e i post presentano un buon numero di interazioni. Inoltre l&#8217;interazione è veramente reale, in quanto il personale risponde in brevissimo tempo alle domande dei fan!</p>
<p><a title="Twitter Zalando [Link esterno]" href="http://twitter.com/ZalandoIT" target="_blank">Twitter</a>: questo è il social network che personalmente mi ha convinto di più. L’account è gestito come vero e proprio <strong>servizio per i consumatori</strong>, sia sul pre vendita che post vendita. Inoltre ogni nuovo follower viene accolto con un tweet di benvenuto, l&#8217;aiuto all’acquisto avviene con la tempestività che Twitter permette e ovviamente il canale viene adoperato per veicolare le offerte del momento.</p>
<h3>Il sito</h3>
<p>Il sito Zalando.it è pulito e semplice, sia sulle linee che nell&#8217;utilizzo, soprattutto nell&#8217;ottica relativa alla gestione delle taglie, considerando che l&#8217;ostacolo principale dell&#8217;acquisto via Internet è proprio il limite di non poter toccare né provare i capi, questo è un bell&#8217;aiuto. Inoltre, proprio in quest&#8217;ottica, il sistema permette l&#8217;invio e la restituzione gratuita dell&#8217;eventuale errore in caso di misura sbagliata, e questo non è un servizio offerto da tutti. Da questo punto di vista Zalando offre un&#8217;ottima esperienza d&#8217;acquisto, e non il semplice acquisto on-line.</p>
<p>Zalando.it ha compreso che con un e-commerce bisogna offrire <strong>prezzi contenuti</strong>, <strong>ampia scelta</strong> e sopratutto <strong>attenzione al cliente</strong>, in modo da personalizzare l&#8217;esperienza utente e, nel tempo, consolidare e acquisire sempre nuovi acquirenti.</p>
<p>Voi che ne pensate? Avete mai acquistato su Zalando.it?</p>
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		<title>Google+ si rifà il look</title>
		<link>http://www.sickbrain.org/social-media/google-si-rifa-il-look/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 14:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Egidio Murru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[google+]]></category>
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		<description><![CDATA[Google+ si è rinnovato, presentandosi con una veste grafica più semplice e orientata a rendere la vita dei suoi utenti, a detta di molti troppo pochi, più naturale. Dal punto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google+ si è rinnovato, presentandosi con una veste grafica più semplice e orientata a rendere la vita dei suoi utenti, a detta di molti troppo pochi, più naturale.</p>
<p>Dal punto di vista estetico si è lavorato per rendere più intuitiva tutta l’interfaccia, pensando a una completa integrazione con i servizi di Google.</p>
<p>La più grande novità riguarda la barra di navigazione, importantissima per spostarsi tra le varie sezioni del social network, anche se personalmente non sono troppo convinto della scelta delle icone utilizzate; in ogni modo adesso la barra è presente sulla sinistra dello schermo e, cosa molto interessante, è resa dinamica nel funzionamento. Tutte le applicazioni si possono spostare e cambiare nelle posizioni, ottenendo così una personalizzazione per ogni profilo. Selezionandone una specifica si aprirà il contenuto relativo, un po’ come avviene su Chrome con i tab, ma questa volta in verticale.</p>
<p>Una delle novità, anche se a dire il vero era presente sin da subito, ma forse, meno evidenziata, è lo spazio dedicato ai video ritrovi, i cosiddetti <strong>hangouts</strong>. Questi spazi virtuali offrono agli utenti la possibilità di realizzare video chat sino a 9 persone; tale novità potrebbe portare Google a realizzare un <strong>social network manager</strong> dedicato all’utilizzo in ambiente aziendale.</p>
<p>Infatti uno staff di persone potrebbe lavorare a distanza incontrandosi su Google+ in una specifica cerchia e utilizzare i servizi offerti; potrebbero comunicare (video e chat), scrivere mail (Gmail), condividere link veloci (Google+), collaborare a documenti (Google Docs) e, se diventerà realtà, condividere file su GDrive.</p>
<p>Facebook, proprio per la sua natura di social network generalista, non può offrire alcuni di questi servizi, anche se probabilmente, la creatura di Zuckerberg ha altri progetti.</p>
<p>Altra novità è quella riguardante la pagina del profilo: la colonna centrale è stata aumentata, cosa che permette di visionare meglio video e foto; è presente anche qui, la possibilità di caricare una fotografia di copertina, oltre a specificare meglio le informazioni personali.</p>
<p>A me piace, voi cosa ne dite? Saranno sufficienti queste novità per spingere gli utenti ad utilizzare Google+?</p>
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		<title>Revenue Sharing: cos&#8217;è e come funziona?</title>
		<link>http://www.sickbrain.org/social-media/revenue-sharing-cose-e-come-funziona/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 15:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Egidio Murru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[revenue]]></category>
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		<description><![CDATA[Sul web ormai esistono centinaia di migliaia di siti/blog di divulgazione o informazione; molti di questi sono gestisti e curati in linea di massima da un unico individuo, che si ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul web ormai esistono centinaia di migliaia di siti/blog di divulgazione o informazione; molti di questi sono gestisti e curati in linea di massima da un unico individuo, che si occupa sia della pubblicazione degli articoli sia della gestione del sito.</p>
<p>Però oggi sul web, per avere maggiori visibilità, è necessario avere molti contenuti di qualità, e, spesso se il sito è gestito da un singolo autore, non si ha il tempo per scrivere tutti i giorni o almeno un paio di volte la settimana; perciò, per rendere sempre vivo e aggiornato il sito, si creano delle redazioni on-line, all&#8217;interno della quale sono presenti diversi autori contemporaneamente, scrivendo così maggiori articoli sul sito.</p>
<blockquote><p>Ma come sono pagati questi articolisti?</p></blockquote>
<p>In genere, per un sito che ha necessità di crescere velocemente, si utilizza il sistema del <strong>Revenue Sharing</strong>; in linea di massima le entrate di quasi tutti i siti web sono incentrate sulle pubblicità presenti all&#8217;interno del sito stesso, e il Revenue Sharing si basa proprio sull&#8217;utilizzo della pubblicità per monetizzare gli articolisti del sito.</p>
<p>Funziona così: una percentuale delle entrate della pubblicità va direttamente agli articolisti in quanto ognuno di questi ultimi posiziona, all’interno del proprio articolo, il personale codice AdSense, o sistema di pubblicità analogo. In questo modo ogni articolista guadagna se scrive buoni pezzi, se incentiva e risponde ad eventuali discussioni, proprio perché le visite sul quel particolare articolo sono più presenti.</p>
<p>Ovviamente ogni sito applica le sue politiche di suddivisione delle promo: si possono dividere le revenue della pubblicità in misura del 50% per il gestore del sito e 50% per l’articolista; questa percentuale può essere variabile. Si può arrivare a casi in cui la percentuale riconosciuta all’articolista è addirittura del 100%, soprattutto in quelle occasioni in cui si crea un nuovo sito web e si ha la necessità di ‘popolarlo’ con contenuti nuovi e soprattutto velocemente.</p>
<p>In quest’ultimo caso, cosa guadagna il gestore del sito? Per prima cosa contenuti nuovi e di qualità per il proprio sito web, cosa che permette di aumentare le visite, popolarità e visibilità sui motori di ricerca. Inoltre, fornendo articoli sempre nuovi, il lettore si potrebbe affezionare al sito e non limitarsi a leggere un singolo articolo, ma molti di più, arrivando anche a sottoscrivere il Feed RSS del sito, e diventando così un assiduo lettore.</p>
<p>Inoltre il gestore del sito può trarre guadagno da tutte le altre promo presenti sul sito non direttamente appartenenti agli articolisti, generando a sua volta un certo guadagno.</p>
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		<title>Gumroad: vendere facile on-line</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 15:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Egidio Murru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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		<description><![CDATA[Conosco delle persone che hanno un&#8217;enorme creatività nella realizzare di oggetti, servizi e beni, ma che spesso non riescono a venderli come vorrebbero, un po&#8217; per assenza di competenze tecniche, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conosco delle persone che hanno un&#8217;enorme creatività nella realizzare di oggetti, servizi e beni, ma che spesso non riescono a venderli come vorrebbero, un po&#8217; per assenza di competenze tecniche, un po&#8217; perché spesso quei lavori sono visti proprio da loro come degli hobbies.</p>
<p>Però durante un periodo di crisi bisogna ingegnarsi il più possibile, quindi questi amici mi chiedono se si possa aumentare la possibilità di vendita utilizzando Internet; a riguardo come si sa, esistono varie soluzioni, dalle più complete e dedicate, a quelle più approssimate.</p>
<p>Purtroppo tutte le soluzioni presentano ognuna qualche limitazione: compensi troppo elevati, contratti da rinnovare per periodi lunghi, percentuali sul venduto troppo esose.</p>
<blockquote><p>Ma se una persona volesse semplicemente vendere una tantum?</p></blockquote>
<p><a title="Gumroad" href="https://gumroad.com/" target="_blank">Gumroad</a> sembra nato proprio su questa spinta; intrecciando sapientemente social network, velocità di transazione e semplicità, l&#8217;ideatore, un ragazzo giovanissimo, ha messo su un servizio comodo nell&#8217;utilizzo dotato di tutto quel che serve.</p>
<p>E&#8217; possibile iscriversi gratuitamente, decidere il prezzo a cui vendere la propria realizzazione, decidere il sistema di transazione e sperare nelle vendite.</p>
<p>Gumroad supporta tutti i più noti sistemi di pagamento e non c&#8217;è nessun software da installare, nessun canone mensile ne tanto meno costo di banda. Il sistema si alimenta con una percentuale sul venduto, il 5% + 0,30 $ per ogni transazione, che, detto tra noi, è la più bassa sul mercato. Fatte girare il link del prodotto che volete vendere tra amici sui social network, chiedendo di divulgare a loro volta, magari qualcosa si riesce a vendere.</p>
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