L’arte di dare sempre la colpa agli altri è vecchia come il mondo.

L’umanità ha sempre sviluppato e rinnovato la capacità di identificare un colpevole, qualcuno su cui far giungere gli sguardi inquisitori e le malelingue della comunità.

Si comincia da Eva, che per la cacciata dal paradiso terrestre gettò la colpa sul serpente, perseguitando ancor oggi tutti i nati non battezzati, e si arriva a mille quotidiani capri espiatori utili per evitare di assumersi le proprie responsabilità.

A mio parere la caratteristica umana di desiderare è l’elemento fondante che porta al comportamento di identificare, nel momento in cui le situazioni diventano critiche, uno o più capri espiatori; chi scaglia la prima pietra della denigrazione verso la vittima designata, ambisce ad una dimensione imitativa, cioè una volontà di imitare il proprio simile.

Il conflitto interiore del denigratore non è causato dalle differenze, ma piuttosto dal desiderio di identità verso una leadership e carisma assenti nel denigratore e presenti invece nel denigrato.

Ecco nascere l’antagonismo che potrebbe portare un conflitto all’interno di un gruppo, di una società. Come fare allora per evitare l’esplodere della violenza? La si incanala verso una vittima innocente, un capro espiatorio a cui attribuire tutti i mali e tutti i peccati del gruppo. Così facendo si nasconde e si mimetizza il desiderio inconscio di essere leader, istigando violenza e operando l’azione più semplice di tutte: trovare un colpevole e non una soluzione.

Gli uomini hanno bisogno di un colpevole per dare spiegazione dei propri limiti ed errori. Ogni ordine sociale, dal più primitivo al moderno, si fonda su questo principio.

Per esempio, quando Krushev fu cacciato, scrisse due lettere al suo successore e gli disse: Quando ti troverai in un grosso guaio, apri la prima lettera e sarai al sicuro. Quando ti troverai di nuovo in un guaio, apri la seconda lettera.

Presto quello si trovò in un brutto guaio e aprì la prima lettera. Diceva: Dai tutta la colpa a me.
Diede tutta la colpa al vecchio e la cosa funzionò. Poi si trovò in un secondo guaio e aprì la seconda lettera. Diceva: Siediti e scrivi due lettere.

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