Se non sbagli non cresci. Persone e aziende devono trovare tempo e modalità per commettere errori.

Nella mia attività di formazione in ambito digitale verso le reti vendita mi è capitato un certo numero di volte di parlare in pubblico durante eventi aziendali e di team building; in alcune occasioni sono presenti delle indicazioni sugli argomenti da trattare, mentre in altre ho totale carta bianca. In quest’ultimo caso mi concentro sulla platea che avrò di fronte e oriento il mio intervento su due binari principali: empatia e spiazzamento.

L’empatia è per me determinante per riuscire ad entrare in sintonia con la platea, il mio scopo è quello di essere onesto e trasparente, il pubblico ha la capacità innata di cogliere se chi sta’ parlando è sincero oppure racconta delle nozioni. Puntare sempre all’onestà, ripaga sempre con la platea.

Il termine spiazzamento può apparire come un’idea folle, ma in realtà il concetto che riporto durante l’intervento è quello di stupire positivamente l’interlocutore, il quale spesso ha dei suoi pregiudizi, seppur latenti, sull’evento che andrà a seguire, aspettandosi sempre enfasi e parate di successo. E’ necessario portare sempre esempi positivi, ma non luccicanti e artificiali.

L’errore come motore dell’umanità

Durante una di queste occasioni in cui mi è stata fornita la possibilità di avere carta bianca, ho deciso di affrontare l’argomento dell’errore. Il concetto di errore, dal mio punto di vista, è sempre stato declinato come necessario per guardare al futuro con positività.

L’errore è sinonimo di crescita, di evoluzione: dunque di innovazione

La scienza è amica dell’errore, puntando ad evitarlo con attenzione: le discipline scientifiche hanno un rapporto stretto, viscerale e continuo con l’errore. In primo luogo perché gli errori sono insiti nelle misure e negli strumenti che, come sappiamo, sono alla base del processo di indagine scientifica teorizzato per la prima volta da Galileo e poi perché proprio discipline scientifiche come biologia e fisica ci hanno insegnato e mostrato il lato più nobile dell’errore. Naturalmente, durante il mio speech la scienza sarebbe stata solo un pretesto, il vero focus sarebbe stato l’innovazione in ambito aziendale con il tentativo di far riflettere sull’importanza dell’errore nei processi culturali.

Sulla scorta di questi ragionamenti ho scritto il seguente appunto sul mio pc, appunto che sarebbe diventato il canovaccio del mio intervento: “Un errore ci salverà”.

In ogni processo innovativo naturale, l’errore gioca un ruolo fondamentale: non ci sarebbe il nostro universo senza un’asimmetria spaziale insita nel Big Bang, non ci sarebbe un’evoluzione naturale della specie se i nostri replicatori (DNA) non commettessero errori nella duplicazione.
In natura, insomma, alla base del “nuovo” si nasconde sempre un errore e, forse, è giusto iniziare a pensare che questo ente sia fondamentale anche per la cultura e per molte delle attività umane. Le idee, e in particolare le idee innovative, sono frutto di esplorazioni, spesso casuali e non logiche, ed è giusto ricordare che solo grazie a un grande (grandissimo) numero di questi processi esplorativi si arriva a risultati di utilità, all’errore giusto. Gli altri sono errori sbagliati.
Forti di questa prospettiva statistica, dunque, dobbiamo promuovere l’errore e permetterci di avere il tempo e le risorse per sbagliare. Solo così (purtroppo non ci sono altri modi, non li ha trovati nemmeno la natura) a un certo punto potremmo vedere sorgere il nuovo, in un gesto innovativo, un segno, una parola o una forma.

Costruiamo una scienza dell’errore per dimostrare le opportunità che possiede

Sembra davvero impossibile fare a meno dell’errore, è la natura a insegnarcelo. Oggi per noi è facile registrare come nel nostro mondo naturale l’errore esiste ed è altrettanto facile immaginare che continuerà a esistere, visto che in miliardi di anni questo ente non si è mai estinto, rimanendo centrale nei processi di cambiamento alla base di ogni tipo di evoluzione. Sono stati scienziati illuminati come Einstein e Darwin a mostrarci come l’errore sia fondamentale in molti processi fisici e biologici. Oggi conosciamo le loro teorie ed è scontato (quasi) assegnare grande importanza all’errore in natura. Un po’ meno facile e scontato è ammettere che l’errore sia un’ente fondamentale anche nella costruzione dei processi culturali e aziendali.

Invece è giusto provare a integrare l’errore (in modo furbo, quasi ingegneristico) all’interno dei propri processi creativi e innovativi: ci si deve poter permettere di commettere errori sia come singoli individui, sia come gruppo di persone nelle aziende e forse, in ultima analisi, anche come società.

In un mondo che richiede performance sempre più importanti, l’errore spesso non viene consentito. Invece dovremmo iniziare a costruire una scienza o un’ingegneria dell’errore, trasformando quello che sembra un limite in un’opportunità di trasformazione e sviluppo.
Molte aziende in Silicon Valley iniziano a capire quanto le esplorazioni e i tentativi, anche quelli che sembrano da subito fallimentari e lontani da logiche funzionali, abbiano invece il diritto di essere vissuti e percorsi, perché molto spesso, proprio da questi tentativi, nascono le opportunità per crescere e rinnovarsi.

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