Mi è sempre piaciuto il lavoro in campagna. Sicuramente l’influenza nasce nell’infanzia, periodo durante il quale ci siamo trasferiti con tutto il clan, si, perché due adulti con quattro marmocchi sono un clan, anche un po’ hippie per alcuni versi, ma questo sarà un altro capitolo…

Durante l’infanzia i miei costruirono la nostra nuova casa, grandissima e spaziosa proprio ad uso di questa famiglia così numerosa; decisero di costruire fuori la cittadina in cui sono nato, in cima ad una collina che domina l’inizio di una piana coltivata e che ha all’orizzonte un piccolo altipiano. Certamente s’innamorano del panorama e dei commoventi tramonti e albe che si vedono, ma nonostante questo, c’era un problema. Il terreno era da sempre adibito al pascolo, motivo per cui cresceva solo fieno, foraggio e nessun albero. Ma proprio nessuno! Il Golgota di biblica memoria!

Inoltre, essendo il primo accenno di collina di fronte ad una pianura, i venti che sferzano fieri in Sardegna, trovavano come primo ostacolo la nostra casa, in cima alla collina e con nulla intorno.

Alla luce di questo, era necessario mettere a dimora quanto prima degli alberi; alberi di macchia mediterranea, sempre verdi, lenti a crescere, ma che potesse frenare il vento contro la casa e dare un po’ di ombra.

Con quattro bambini a disposizione, le estati erano dedicata al piantare alberi ovunque, spesso molto vicini, perché così si fanno compagnia, spesso troppo vicini alla casa…insomma, come li potrebbero piantare dei bambini intelligenti e creativi.
Il piantare è un primo passo; da subito capisci che poi dovrai quasi quotidianamente apportare acqua, innaffiare, portare pompe e tubi. Le mie estate da bambino e quelle di mie sorelle trascorrevano tra Alghero, il mare e Ozieri, la campagna.

Ritmi tra i due mondi, completamente differenti, ma con una costante: d’estate la televisione non si accendeva.

Fatto sta che il tempo scorre e quelle piccole piantine, dopo 30 anni, sono diventati un bosco, ma senza esagerazione; un vero e proprio bosco, che necessita di cure e potature. Tagli precisi perché quelle piantine posizionate vicine-vicine, quando crescono hanno, come gli esseri umani, bisogno dei loro spazi, altrimenti si limitano e soffocano a vicenda.

Da qui, la mia inclinazione e passione per gli alberi, non solo nel conoscere le piante, ma nell’ipotizzarne la crescita; questa attività diventa necessaria nel momento della potatura per pulire e far crescere meglio una pianta.

Il primo passo verso l’attività di potatura è quello di osservare la pianta dall’esterno, vedere le proporzioni e i suoi vicini, capire dove sta andando e dove andrà, con una proiezione di almeno 10 anni.

Allo stesso modo devi osservare le persone oppure proiettare verso di te l’analisi e capire che rapporto hai con i tuoi vicini e da dove prendi la luce per crescere.

Il secondo passo è la pulizia, che è cosa diversa dalla potatura. Bisogna imparare a pulire i piccoli rami secchi presenti un po’ ovunque sul tronco e notare che in fondo, già alla base sono secchi, non collegati con la pianta, sono da togliere, non offrono nulla e non prendono nulla, superflui, tant’è che si tolgono a mani nude, non hai necessità di attrezzi. Già quest’azione crea più bellezza e ordine. Come spesso accade nella vita, bisogna imparare a ripulire piccoli rametti superficiali che non sono diventati nulla di più, non sono diventati rami e che non ha senso tenere lì.
La pulizia presuppone un passaggio importantissimo: eliminare i rami che nascono alla base, dal basso. Se l’albero è proiettato verso l’alto e il cielo è il futuro, i rami che nascono dal basso sono il passato. Sono da eliminare, sottraggono energie e risorse a tutta la pianta; ogni pianta ha un quantitativo definito di energia, non può sprecarla su infiorescenze alla base e investire nel passato a discapito di rami alti che possono e vogliono cercare la luce del Sole.

Il terzo passo, infine, è la potatura e qui è necessario immaginare quell’albero non oggi ma proiettarlo nel futuro. E’ necessario guardare da dove arriva la luce e il sole, aprirlo e far entrare quanta più luce possibile verso l’interno. Bisogna aprirsi al mondo, l’oscurità e l’umidità quando opprimente soffocano la crescita. Arrivati a questo punto è importante decidere cosa sacrificare e dove tagliare, decidere oggi per un risultato che arriverà tra anni, in alcuni casi, come gli ulivi, molti anni. La potatura ha l’obiettivo di riequilibrare e ottimizzare l’energia della pianta, utilizzare i quantitativi di energia per far crescere verso l’alto, evitando che il disordine della pianta e del mondo prenda il sopravvento. L’armonia generale e l’equilibrio devono prevalere, ogni pianta deve essere in armonia non solo nella sua unicità ma anche in relazione con le altre vicine, solo questo permetterà di avere una felicità all’interno del bosco di persone che avete nella vostra vita.

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