In questi giorni ho seguito presso l’Università di Sassari un ciclo di stimolanti seminari sulle tecnologie di rete, la politica e l’impresa. Dopo aver partecipato con interesse a queste prime date, cerco di raccogliere i punti fondamentali dei singoli seminari ed emerge una visione netta: la comunicazione, che sia politica o d’impresa, oggi sta cercando d’invertire e diversificare il flusso di stimoli e informazioni, raccogliendo dal basso le proposte e le idee, o almeno questa è la tendenza di realtà più evolute.

La domanda è: riusciranno le agenzie a guadagnarci qualcosa oppure saranno destinate a fallire?

Il tutto, va da sé, nasce con l’avvento di Internet, che permette di abbattere i recinti di domini che fino a poco tempo fa erano ad uso esclusivo di importanti pubblicitari e testate giornalistiche.

L’industria del giornalismo di qualche decennio fa non esiste più e quella attuale sta affrontando una crisi strutturale caratterizzata da differenti fattori: il cambiamento delle abitudini dei lettori, l’evoluzione del mercato pubblicitario, l’avvento dei nuovi media e lo sviluppo di tecnologie consumer (prosumer) hanno fortemente indebolito le testate giornalistiche e l’ecosistema pubblicitario sul fronte economico, innovativo e dei servizi offerti.

In questo panorama nessuna delle due realtà se la passa bene: le agenzie di stampa sono in crisi in quanto posizionate all’interno di un mercato indebolito, e le agenzie di comunicazione non riescono a creare una massa critica d’investitori per un rientro economico.

Come sempre, queste due realtà, devono scegliere se innovarsi o eclissarsi.

Uno degli elementi emersi da questo ciclo di seminari è che il processo d’innovazione debba passare attraverso il mettersi in gioco, aprirsi al pubblico, offrire un servizio di supporto e gestione al passo con i tempi. Bisogna immaginare un nuovo modello di business e, se non fosse presente, crearlo e proporlo.

Ovviamente è necessario porre la questione qui e subito: non ci si può proiettare verso la modernità senza mettersi in discussione.

All’orizzonte sono presenti, secondo Hoog, CEO dell’Agence France-Presse, tre sfide principali: la velocità, la massa e l’immagine.

Velocità

Fino a ‘ieri’ la ‘velocità’ è stata una caratteristica fondamentale delle agenzie di stampa, e queste dovevano essere presenti sui più disparati scenari internazionali nel più breve tempo possibile, e oggi, ovviamente, non è più così. Internet ha cambiato l’ordine di grandezza dei tempi di pubblicazione di una notizia, ridotti ai minimi termini grazie a social network, smartphone e blogger.

Massa

Oggi i professionisti dell’informazione e della comunicazione sono difficilmente identificabili e sono cresciuti notevolmente di numero grazie al digitale: blog, radio, tv, app dedicate. Il bacino si è ampliato ancora di più quando anche i cittadini sono entrati in scena con i social network e la possibilità di creare contenuti. Tutto questo comporta una enorme massa che difficilmente si può vagliare, ottenendo un rumore costante di sottofondo che può portare il rischio di sovra esposizione informativa e comunicativa.

Immagine

L’immagine, sopratutto nell’informazione, si è evoluta dall’utilizzo esclusivo della parola scritta all’audio e poi alle immagini e ai video. Oggi l’informazione è principalmente ‘visuale’; basti pensare alle immagini di protesta presenti su Facebook, costituite da immagini e testo, quasi che sia più persistente un’immagine che il semplice testo scritto.

Adattarsi alle sfide richieste

Dai professionisti ascoltati questa settimana emerge evidente come sia necessaria la costruzione di una nuova relazione con i propri clienti e utenti, fornendo maggior enfasi, collaborazione e cooperazione per affrontare e vincere le nuove sfide (im)poste da Internet.
Ciò che é accaduto è più che evidente: il mercato, con i suoi produttori e consumatori, è cambiato. In quest’evoluzione il ruolo del giornalista non ne uscirà assolutamente demolito, anzi, sarà rafforzato. All’interno di questo disordine e rumore, nell’information overload, nel prepotente flusso di notizie ‘dal basso’ le professionalità dei e sui nuovi media, forniranno la chiave di lettura per interpretare gli eventi, per fare ordine.

Le agenzie devono accettare la sfida, e riguardo ai tre aspetti proposti da Hoog, si potrebbe partire dalla questione della velocità, che dovrebbe essere maggiormente incentrata sull’affidabilità.
L’affidabilità e la reputazione sono i fattori più importanti: non ha senso dare la prima notizia e battere sul tempo tutti i competitor se poi la stessa notizia è sbagliata. Occorre trasmettere affidabilità e il valore che questa comporta, è necessario far creare nel lettore il bisogno di una notizia che sia verificata e non semplicemente veloce.
Abbiamo visto come i lettori e cittadini siano a loro volta creatori di notizie, e questo avviene perché si ha necessità di un’area intermedia di discussione, che avvenga su Facebook, Twitter o su blog. Il consumatore di notizie e prodotti oggi ha necessità di capire, ha necessità di spazi di approfondimento, di chiarimenti, analisi, punti di vista; nel momento in cui non li trova, li crea lui. In questa specifica area le agenzie devono intervenire per capire cosa sta accadendo e intercettare notizie ed esigenze.
Da questa interazione deve nascere nelle agenzie un miglior controllo nei confronti dell’immagine, le quali non devono essere più considerate come illustrazioni ‘passive’, ma devono essere imposte come elementi essenziali della narrazione, sia politica che pubblicitaria. L’immagine qui deve essere vista anche nell’ottica di una identità professionale, sempre coerente e in linea con i fattori fondamentali dell’agenzia, sia essa pubblicitaria che di stampa.

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