Il mio intervento da Forbes: primo summit sull’AI
Si è svolto qualche giorno fa al Principe di Savoia il primo summit sull’AI di Forbes è stato, per me, molto più di un evento: è stato uno specchio del momento storico che stiamo vivendo come imprenditori tecnologici e, allo stesso tempo, una conferma che la direzione intrapresa con webidoo è quella giusta. Sono stato invitato a partecipare in qualità di co-founder di webidoo alla terza tavola rotonda, quella dedicata alle collaborazioni sul territorio e alle soluzioni concrete che le imprese stanno già portando sul mercato.

È un tema che mi rappresenta profondamente: il vero valore dell’intelligenza artificiale non sta nella narrazione, ma nelle applicazioni pratiche che cambiano il modo in cui le PMI lavorano, competono, crescono.
Il summit, moderato da Andrea Celesti di Forbes Italia, ha riunito manager e professionisti che stanno guidando lo sviluppo dell’AI in Italia, tra cui rappresentanti di realtà come Accenture, HPE, Namirial, Generali, Angelini Industries, WindTre, Publicis Sapient e molte altre.
Il dato che ha fatto da cornice alla serata è impressionante: il mercato dell’intelligenza artificiale è destinato a raggiungere i 407 miliardi di dollari entro il 2027, partendo dagli 86,9 miliardi stimati nel 2022. Ma, al di là dei numeri, quello che mi ha colpito è stato il clima: nessuno parlava più di AI come “futuro”, tutti la trattavano come infrastruttura presente, abilitante, ormai imprescindibile.
La collaborazione come vantaggio competitivo reale
L’AI non è una tecnologia che si può sviluppare e governare in solitudine. Richiede ecosistemi: aziende, centri di ricerca, partner tecnologici, istituzioni. Ho raccontato come, in Webidoo, stiamo costruendo piattaforme e servizi che nascono proprio dall’incontro fra competenze diverse: product, data, marketing, distribuzione, consulenza.
Se c’è una cosa che questo summit ha reso evidente è che chi prova a fare “da solo” rischia di rallentare, mentre chi costruisce alleanze accelera.
L’impatto concreto sulle PMI, oltre la retorica dell’AI

Molta parte del dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale è ancora concentrata sulla paura o sull’entusiasmo astratto. Io credo, invece, che la vera rivoluzione passi dalle piccole e medie imprese che iniziano a usare l’AI ogni giorno, spesso senza neanche chiamarla così: quando automatizzano attività manuali ripetitive, quando migliorano il marketing grazie a dati e modelli predittivi e quando usano assistenti intelligenti per lavorare meglio, più velocemente, con meno margini di errore.
Nel mio intervento ho portato proprio questa prospettiva: l’AI non come “oggetto di moda” ma come leva per democratizzare l’accesso alla tecnologia avanzata, rendendola concreta, accessibile, sostenibile anche per quelle aziende che non hanno un reparto R&D interno o un team di data scientist dedicato.
Un altro aspetto che mi porto a casa dal summit è la qualità del dialogo tra mondi diversi: consulenza strategica, industria, telco, marketing, assicurazioni, imprenditoria tech. Ognuno con le proprie sfide, ma tutti allineati su un punto: l’AI non può essere trattata come un progetto isolato. Deve diventare parte dell’operatività quotidiana, del modello di business, del modo in cui prendiamo decisioni.
Il momento di networking finale ha chiuso il cerchio: confrontarsi con altri leader, scambiarsi casi d’uso, visioni, dubbi e intuizioni sul futuro dell’AI è stato estremamente stimolante.
È in quei momenti informali che capisci davvero a che punto è la maturità del mercato: oggi vedo meno “effetto wow” di facciata e molta più attenzione a ROI, governance, impatto sulle persone, organizzazione e competenze.
Per me, come co-founder di webidoo, questo summit di Forbes al Principe di Savoia è stato anche un’ulteriore responsabilità: quella di continuare a lavorare perché l’AI non resti confinata nei convegni, ma diventi strumento quotidiano a disposizione delle imprese, in particolare delle PMI, che sono la spina dorsale del nostro tessuto economico.
Se devo sintetizzare la mia esperienza in una frase, direi così: l’AI non è più una promessa da raccontare, è un’infrastruttura da costruire insieme. Ed è esattamente su questo che voglio continuare a lavorare.


