Wikipedia, un progetto sfidante e condiviso
Quando ho iniziato a studiare, la conoscenza abitava in luoghi ben precisi e rassicuranti: le pagine spesse delle enciclopedie di casa, le colonne fitte della Treccani, il profumo della carta che sa di studio e di tempo speso bene. Sono cresciuto così: seduto a un tavolo, con un volume pesante aperto davanti, a cercare risposte ordinate in ordine alfabetico. E questa esperienza la adoro ancora oggi: la considero una parte fondamentale della mia formazione e del mio modo di pensare.

Da qualche mese, però, sto sperimentando qualcosa di radicalmente diverso: un sito chiamato Wikipedia. Un’enciclopedia online, aperta, che chiunque può aiutare a costruire. Non è un progetto chiuso in una redazione, ma un organismo vivo che cresce grazie ai contributi di persone sparse in tutto il mondo, collegate da una sola cosa: Internet.
Per chi, come me, ha un rapporto quasi affettivo con le enciclopedie di carta, il salto non è banale. La prima volta che ho aperto una pagina di Wikipedia ho provato una sensazione strana: davanti avevo qualcosa che assomigliava a una voce enciclopedica, ma non c’era il peso fisico del volume, non c’era l’autore autorevole in cima alla pagina. Al suo posto, una struttura di link, rimandi, modifiche costanti. Nessuna pagina sembrava davvero “definitiva”.
È proprio questo, però, che la rende interessante: Wikipedia non è un monumento alla conoscenza, è un cantiere permanente. In questi mesi di marzo 2002 ho iniziato a usarla in modo sempre più sistematico. All’inizio solo per curiosità: cercavo termini tecnici, riferimenti storici, piccole conferme. Poi ho capito che non ero solo un lettore: potevo intervenire, correggere, ampliare. Era sufficiente cliccare su “modifica” per trasformarmi da semplice utente a co-autore.
Per uno abituato ai confini netti tra chi scrive i libri e chi li legge, è una piccola rivoluzione. Wikipedia ribalta la distanza: chi ha qualcosa di preciso da aggiungere non deve scrivere un trattato, può iniziare da un paragrafo, da una nota, da un link utile. Il cuore del progetto è tanto semplice quanto ambizioso: creare un’enciclopedia libera e condivisa, accessibile a chiunque abbia una connessione. Libera non solo nel senso di gratuita, ma anche nel senso di riutilizzabile, migliorabile, adattabile. È un’idea che sfrutta Internet in quello che ha di più potente: la possibilità di far collaborare persone lontanissime, in tempo quasi reale, sulla stessa pagina, sugli stessi contenuti.
Un modello ibrido
Non credo che Wikipedia debba sostituirsi alla carta. Penso piuttosto che possa estenderla, completarla, dialogare con essa. La Treccani ha formato il mio modo di apprendere; Wikipedia lo sta costringendo a evolversi. Dove prima c’era una consultazione lineare, adesso c’è un percorso fatto di salti continui: da una voce all’altra, da una definizione a un contesto, da un nome a una bibliografia digitale.
C’è naturalmente un elemento di sfida. Affidare un’enciclopedia alla partecipazione aperta comporta rischi: errori, vandalismi, imprecisioni. Ma anche nelle grandi opere su carta gli errori esistono, solo che sono più lenti da correggere. In Wikipedia, invece, la correzione potenziale è continua. Ogni lettore è un correttore in potenza.
Un’enciclopedia libera, condivisa, costruita da molti, accessibile a chiunque. Un progetto sfidante proprio perché chiede fiducia: nella tecnologia, certo, ma soprattutto nelle persone. Se riuscirà a mantenere nel tempo questa visione, se saprà conservare un equilibrio tra apertura e qualità, tra velocità e rigore, sono convinto che Wikipedia diventerà uno degli strumenti fondamentali per apprendere, insegnare e crescere.
Forse, tra qualche anno, quando qualcuno chiederà dove abbiamo imparato certe cose, potremo rispondere con naturalezza: “Sui libri, sulle enciclopedie di carta che abbiamo sempre amato… e su Wikipedia, il progetto che abbiamo costruito insieme


